Abbiamo già definito il rischio come un qualunque evento (episodio) spiacevole che ha il potenziale di manifestarsi al presentarsi di certe condizioni o situazioni
Nel caso dell’infiammabilità, ad esempio, sappiamo che è necessaria la compresenza di tre elementi per produrre un incendio
Al contempo, ci è noto che questi tre parametri devono attestarsi ad un certo valore affinché la reazione possa attivarsi:
1. Il combustibile deve essere all’interno del campo di infiammabilità
2. Il comburente deve essere presente in quantità sufficiente a sostenere la reazione
3. L’innesco (tipicamente una fiamma o una scintilla) deve apportare energia calorica ad una temperatura almeno uguale a quella minima del campo di infiammabilità e per una durata di tempo sufficiente ad attivare la reazione

A partire da questa breve descrizione di possono fare già un paio di considerazioni significative
La prima, più evidente, è che rimuovendo uno qualunque di questi elementi si impedisce che la reazione abbia luogo. Su questa osservazione riposa il concetto di prevenzione e protezione, ma anche di barriera. In questa ottica, per alcune sostanze si permette il trasporto solo se il serbatoio (cisterna) è inertizzato, ad esempio per la presenza di un opportuno strato di azoto
Più raffinata, invece, è la seconda considerazione. Definiti e noti i parametri di accadimento dell’evento appena descritto, ci si pone ora la domanda su quali siano le condizioni operative che possano riprodurre lo scenario non desiderato. In altre parole, per un piccolo sversamento di gasolio in pieno inverno, a temperature decisamente lontane dal limite inferiore di infiammabilità, si riduce in maniera importante la possibilità di generare un incendio; per liquidi come la benzina, con un flash point tipicamente compreso tra -45°C e -18°C è evidente che il comportamento si modifica
Per quanto i due concetti siano vicini di fatto attengono a due aree della valutazione dei rischi del tutto differenti. Nel primo caso stiamo descrivendo uno scenario in condizioni di laboratorio, ovvero rispondiamo alla domanda: quali condizioni permettono il verificarsi del fenomeno. Questo è l’ambito della classificazione dei pericoli
Nel secondo caso l’attenzione si sposta all’area delle possibilità, ovverosia quale sia la probabilità che un contesto tipicamente operativo replichi le condizioni di pericolo, come in un ipotetico laboratorio
Sin qui nulla di nuovo, per chi si occupa di analisi del rischio, merci pericolose e sicurezza
Adesso proviamo ad osservare il fenomeno da un altro punto di vista, ovverosia quello dell’evoluzione temporale. Un qualunque contesto operativo, difatti, è sempre dinamico e mai statico, come in un laboratorio
In aggiunta, nel caso dei trasporti e della logistica, si inserisce un ulteriore elemento di complessità dato dal contributo di variabili esogene (ovvero esterne al sistema che stiamo prendendo in esame). Un esempio tipico è quello di un veicolo che risulta coinvolto in una collisione a seguito di tamponamento
Ne risulta, quindi, che lo scenario che stiamo prendendo in esame è per definizione variabile poiché mutevoli sono le sue condizioni operative. Ulteriore importante spunto di riflessione, in questa valutazione, è che il verificarsi di un evento potrebbe (e forse dovrebbe) essere osservato in chiave discreta ovverosia esaminando, per ogni singolo stato:
- Le sue possibili evoluzioni
- I fattori che consentono o limitano la transizione da uno stato A ad uno stato B
- La probabilità che la transizione si verifichi
- Le condizioni che direttamente (o indirettamente) favoriscono o inibiscono la transizione
Ciò che si sta affermando, detto con parole diverse, è che in assenza di dati statistici consolidati, vale a dire misurati da un campione numericamente rilevante, è importante procedere con analisi misurate rispetto alla catena degenerativa degli eventi
Proviamo a fare un esempio pratico per fissare le idee
Ricorrendo a d-base e tabelle di riepilogo (del tipo di quelle contenute nel Purple Book del Ministero Olandese per le Infrastrutture e l’Ambiente) possiamo ricavare le frequenze di accadimento di eventi specifici: ad esempio la probabilità che un veicolo-cisterna abbia un continuativo di liquidi

È possibile, tuttavia, raffinare il dato per provare a capire quali siano gli stati di transizione immediatamente collegati
Tra le cause, possiamo rilevare che la perdita potrebbe essere dovuta ad un malfunzionamento delle valvole di sicurezza oppure ad un errore umano nell’utilizzo di questi dispositivi. In forma aggregata il dato potrebbe sembrare ininfluente, in forma dettagliata ci permette di capire da dove origina la perturbazione e quale correttivo utilizzare
Spostandoci sul filone della evoluzione è improbabile che un trafilamento origini, nell’immediato, un disastro ambientale, un incendio o un evento catastrofico. Il perdurare della condizione, tuttavia, può essere causa di una transizione di stato che degenera in un incidente dalle conseguenze rilevanti
È evidente che lo scenario dei danni avrà caratteristiche differenti in relazione a fattori quali, ad esempio, lo stato fisico della merce rilasciata, le sue caratteristiche di pericolo, la portata e la durata del trafilamento e così via
Alcune possibili soluzioni
Analisi del tipo contenute in questo articolo non riescono per ovvie ragioni, a fornire indicazioni per un modello immediatamente applicabile, essendo necessarie informazioni e precisazioni di definizione e descrizione del contesto
Hanno invece lo scopo di fornire spunti di riflessione che, seppur privi della parte numerica (da ricavare caso per caso) permettono almeno di raffinare il processo di concatenamento degli eventi mettendoli in relazione la sequenziale
Considerazioni aggiuntive
Come avevo già anticipato il 2026 ha per obiettivo lo studio delle merci pericolose superando il concetto di applicazione acritica di norme e disposizioni per poterci addentrare sempre più nel concetto di analisi del rischio.
