Le basi di un modello operativo

Sopperire alle mancanze di ADR e RID

Cosa si intende per modello operativo? A cosa ci serve un modello operativo? Perché pensare ad un modello quando già abbiamo regolamenti, norme e disposizioni che ci dicono cosa fare?

È la stessa differenza che esiste tra la fase di progettazione e quella di esecuzione di un qualunque progetto o attività: sulla carta tutto funziona, è chiaro e semplice. Nel momento in cui decidi di dargli forma e concretezza ti rendi conto che il percorso non è proprio così lineare

Anche la più banale delle attività può nascondere delle insidie, più o meno importanti, e questo fa la differenza tra l’illudersi di sapere oppure il riuscire a destreggiarsi tra queste difficoltà

Qualche esempio

Facciamo un esempio pratico per capire di cosa stiamo parlando: UN3509 – DS663, ovvero condizioni per la classificazione e trasporto di rifiuti di imballaggi vuoti (di cui riporto solo uno stralcio)

Classificazione

Questa rubrica deve essere utilizzata soltanto per imballaggi, grandi imballaggi o IBC, o parti di essi, che hanno contenuto merci pericolose e che vengono trasportati per lo smaltimento, il riciclaggio o il recupero del loro materiale, e non a fini di ricondizionamento, di riparazione, di manutenzione ordinaria, di ricostruzione o di riutilizzo, e che sono stati svuotati in maniera tale da contenere solo residui di merci pericolose aderenti agli elementi degli imballaggi quando essi vengono presentati per il trasporto.

Disposizioni generali

Delle procedure di selezione documentate devono essere attuate sul sito di carico per garantire il rispetto delle disposizioni applicabili a questa rubrica.

Sulla carta funziona, le indicazioni sono abbastanza chiare ed è sufficiente limitarsi ad applicarle: proviamo ore a vedere se corrisponde al vero

Il primo ostacolo con cui ci imbattiamo è quello della classificazione: quali sono i criteri per l’attribuzione a questa rubrica? È sufficiente che debba essere inviato a smaltimento o devo prendere in considerazione altri elementi?

Aggiungo: cosa si intende per residui? È più opportuna una valutazione qualitativa (verifica delle condizioni lotto per lotto) oppure quantitativa (come, ad esempio, non oltre lo 0,5% del volume nominale)

Ora passiamo alla parte pratica, vale a dire l’elaborazione e di procedure documentate di selezione. Indicazione chiara negli obiettivi ma decisamente lacunosa per tutto il resto del tipo: contenuto minimo, aggiornamenti, formazione, distribuzione, verifiche di applicazione, rilievi di NC e così via

A leggere bene l’ADR, il RID ed uno qualunque dei regolamenti modali, osserviamo che questo non è un caso limitato anzi, a bene vedere, è forse una versione già più raffinata di disposizione.

Per esercizio, provate a redigere una procedura di formazione, del personale, basata sul contenuto del capitolo 1.3 e constaterete quante sono le possibili domande che non hanno risposta, lasciandovi con dubbio di non essere stati sufficientemente cautelativi

La giusta misura

Tutte queste disposizioni devono essere ragionevolmente mediate con l’operato quotidiano di una qualunque attività di produzione, logistica e/o trasporto

Qui si apre lo spartiacque tra i due mondi. Da un lato abbiamo dei documenti che raccontano una realtà, dall’altra una prassi operativa che neanche sa dell’esistenza di procedure ed istruzioni

E no, la colpa non è di chi non rispetta le procedure. Non è del magazziniere o operatore, di turno, che si ostina a non comprendere. In molti casi non è neanche dell’imprenditore, assatanato e spregiudicato (come ci piace raccontarcela), che fa le proprie scelte sulla base di valutazioni squisitamente numeriche

Filosoficamente, in una realtà squisitamente ideale ed astratta, è possibile immaginare un mondo industriale privo di ogni tipo di pericoli, in una visione più concreta siamo circondati da pericoli di ogni natura e grado, a cambiare è il nostro livello di percezione, funzione del livello di conoscenza che abbiamo per ogni fenomeno: maggiore è l’esperienza, maggiore è il livello di confidenza

Giusta misura è quindi una valutazione combinata delle capacità gestionali dell’azienda, delle risorse tecniche, delle competenze acquisite o sviluppabili, del tipo di attività che si intende svolgere, degli investimenti (a tutti i livelli) che si intendono portare avanti

In altre parole, la giusta misura è una analisi dell’azienda nel suo complesso dal punto di vista della logistica

Cosa si intende per modello operativo

Compreso, oramai, che non è più sufficiente limitarsi ad una lettura distratta e superficiale delle indicazioni contenute in ADR, RID, IMDG, bisogna iniziare a vedere, stimolare e realizzare punti di contatto tra i processi aziendali, osservandoli non più come enti autonomi ma connessioni sistemiche

Abbiamo già osservato che i livelli di servizio, in riferimento alla logistica, si stanno modificando per complessità e volumi scambiati, da questo ne deriva che ogni valutazione non può essere limitata a ciò che la mia azienda, singolarmente, svolge. È necessaria una connessione, per integrare i servizi dei fornitori (con evidente prevalenza di quelli che si occupano di fasi critiche), ma anche un coordinamento, ad esempio tra i DGSA delle aziende

In questa ottica, quindi, un modello operativo è uno schema precostituito di strategie, strumenti, obiettivi, procedure ed indicatori che permettano ad un DGSA di realizzare il triplo obiettivo (oramai più volte ripetuto) di sicurezza sociale, sviluppo economico e sostenibilità

Da dove partire

Nei prossimi articoli proveremo ad entrare in un dettaglio più pratico degli elementi costituenti di un modello, per capire come realizzarlo, dandogli forma, struttura e dimensione per ora il primo passaggio consiste nel provare a comprendere quale sia il vostro modello operativo

Se avete difficoltà a trovare una risposta, provate a seguire lo schema proposto di seguito, distinto per DGSA interni ed esterni

DGSA Interni

Partendo da un qualunque documento di descrizione dell’attività aziendale, individuate tutte le aree in cui sono presenti merci pericolose partendo dall’assunto di base che ogni settore aziendale, in qualche modo, ha a che fare con merci pericolose. A partire dalla segreteria che, nel periodo di Natale, si cimenta con spedizioni di gadget e regali vari; dall’impresa di pulizie che, potenzialmente, utilizza prodotti a base alcolica o corrosivi.

Lasciate solo alla fine le parti più ovvie: magazzini, ufficio spedizioni, produzione

Lo screening puoi dirsi terminato solo quando vi renderete conto che la portata del problema è traslata dal verificare se ci sono merci pericolose alla constatazione che ce ne sono, in quasi tutti i settori, e che il problema è di categorizzazione ed assegnazione di una categoria di rischio

DGSA Esterni

Per certi versi, limitatamente a questa fase, l’esercizio può dirsi più semplice. Più in avanti vedremo che per costoro le difficoltà nascono al momento di acquisire i dati.

Categorizzate il tipo di aziende che seguite suddividendoli per:

  • Tipologia di attività (ad esempio spedizione, trasporto, carico/scarico);
  • Classe merceologica (rifiuti, cosmetici, farmaceutici, carburanti, ecc.);
  • Dimensione aziendale (micro, piccola, media, grande, ecc.)

Questo vi permetterà di comprendere anche la vostra capacità operativa

Prossimi sviluppi

Utilizzate gli strumenti che più vi vengono comodi (raccolta pdf, descrizioni testuali in word, tabelle excel, ecc.) vedremo nelle fasi successive che ogni modello di presta a scopi specifici che vanno ben oltre la consuetudinaria suddivisione: word per testo; excel per numeri

Per non perderti i prossimi passaggi iscriviti alla newsletter e potrai costruire, passo dopo passo, il tuo modello operativo per la logistica di merci pericolose